Geologia

Gerola e la sua valle occupano una delle porzioni più occidentali del versante valtellinese delle Alpi (o Prealpi) Orobie, subito a est della Val Lesina. La valle, percorsa da uno dei due rami del torrente Bitto, si è formata per l'azione erosiva delle acque ed è stata modellata dal movimento di antiche masse glaciali. Fin quasi alla testata corre incassata tra ripidi versanti, per poi aprirsi in un maestoso anfiteatro di creste, ghiaioni, morene, circhi glaciali, laghetti alpini e alpeggi. La ricchezza di precipitazione ha comportato un pesante sfruttamento idroelettrico con la costruzione di ampi bacini di raccolta delle acque che hanno ampiamente modificato il paesaggio. La Val Gerola si dirama in diverse valli laterali: la Val Bomino, la Valle di Pescegallo, la Valle della Pietra, la Val Vedrano e la Val di Pai. Tra le principali vette le più conosciute sono: il Pizzo della Nebbia, il Monte Ponteranica, i Denti della Vecchia, il Pizzo Tornella, il Pizzo dei Tre Signori, il Monte Rotondo e la Cima della Rosetta.

Per capire l'attuale assetto geologico della Val Gerola è indispensabile tornare indietro nel tempo fino all'inizio della formazione della catena alpina, quando cioè i due grandi continenti: Paleoafrica e Paleoeuropa, originatisi dalla fatturazione della Pangea, iniziarono a convergere, chiudendo via via il mare della Tetide che li separava. Circa 60 milioni di anni fa, le due grandi placche continentali vennero a contatto. Dalla loro collisione presero forma le principali strutture delle unità che costituiscono l'attuale catena alpina: le falde di ricoprimento, ossia grandi lastroni di roccia dello spessore di 2-7 km e larghi diverse decine di chilometri che durante lo scontro venivano traslati e impilati l'uno sull'altro. A sud del Lineamento Periadriatico, la grande linea di dislocazione che corre anche in Valtellina (localmente detta Linea Insubrica), e quindi nel dominio strutturale Sudalpino, le falde sono inclinate in direzione nord-sud. In Val Gerola le falde di ricoprimento sono costituite, all'inizio della valle, da "basamento cristallino", in particolare da Gneiss di Morbegno, e alla testata da "copertura" di origine sedimentaria. La serie sedimentaria è composta dal Conglomerato basale, formato da ciottoli del basamento e quarzo, seguito dalla potente Formazione di Collio, con spessori che raggiungono i 2000 m, costituita da sedimenti di ambiente continentale alternati a lave, tufi e brecce vulcaniche. Si susseguono poi il Conglomerato di Ponteranica e il Verrucano lombardo, a ciottoli di vulcaniti misti a frammenti di scisti del basamento, nel primo, e di quarzo, nel secondo. Il cosiddetto Servino testimonia invece l'ingressione marina. Le rocce sedimentarie della Val Gerola hanno custodito i resti fossili di una pianta vissuta circa 250 milioni di anni fa, riportati alla luce alcuni decenni or sono e studiati alla fine del Novecento. I paleontologi hanno attribuito tali resti a un genere fino ad allora sconosciuto alla scienza e mai rinvenuto altrove, denominando la specieCassinisia orobica. Alcune lastre della Formazione di Collio conservano anche impronte di Artropodi e di antichi Tetrapodi (animali simili agli attuali Anfibi e Rettili), ma anche di gocce di pioggia: "rain drops", di fango essiccato: "mud cracks" e di ondulazioni del sedimento lacustre: "ripple marks".