Pizzo Mellasc 

Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Gerola Alta e all'uscita dal paese lasciamo la strada per Pescegallo per prendere a destra, imboccando la strada che termina a Laveggiolo, dove parcheggiamo (m. 1471). Ci incamminiamo sulla pista che procede verso ovest-sud-ovest, in direzione dell'imbocco della Val Vedrano, lasciandola però non appena vediamo sulla sinistra un sentiero che se ne stacca traversando più basso fino al torrente Vedrano, che supera su un ponticello, per poi salire sul versante opposto e tagliare più volte la pista. Alla fine restiamo sulla pista e giungiamo così alla casera quotata 1865 e proseguiamo sul tracciato che si inoltra nella valle della Pietra, in direzione del rifugio Trona Soliva. La traversata, con qualche saliscendi, ci porta al grande edificio del rifugio di Trona Soliva (m. 1907).
Difficoltà
EE
Dislivello
1020m
Partenza e arrivo
Laveggiolo- Rif. Trona Soliva - Pizzo Mellasc'
Tempo
3.30

Poco oltre il rifugio c'è un bivio segnalato, ma noi ignoriamo entrambi i sentieri per salire verso destra (ovest) sul versante di pascoli. Punto di riferimento essenziale è una bella cascata che riconosciamo facilmente, in alto, un po’ a sinistra. Incamminiamoci sul sentiero per la bocchetta di Trona, passando a valle di un ampio recinto per il bestiame. Raggiunto il limite meridionale del recinto, cominciamo a salire seguendo il muretto a secco, quindi proseguiamo nella salita tendendo gradualmente a destra, fino a raggiungere il filo di un dosso erboso che ci sta di fronte.

Ci affacciamo, così, ad una bella conca con una pozza. Oltre la pozza, vediamo il torrentello, un nuovo ampio recinto e la baita, quotata 2018 metri. Ora pieghiamo a sinistra, restando a sinistra del torrente e saliamo, su debole traccia di sentiero, seguendone il corso, fino a portarci in prossimità della cascata, a quota 2080 metri. Poco sotto la cascata attraversiamo il torrentello; sul lato opposto, un po’ ripido, vediamo, presso un cumulo di sassi, una traccia incerta di sentiero, che sale per un tratto verso destra e poi, sotto uno spuntone di roccia che affiora dai pascoli, prende a sinistra. Attraversata una fascia di roccette, ci ritroviamo a monte del salto della cascata; salendo ancora per un tratto, seguendo, sulla destra, il torrente approdiamo ad un ampio pianoro, a quota 2170 metri, a destra del rudere della baita quotata 2173 metri (“baita dul valét”).

La bocchetta che costituisce la nostra meta è proprio sopra la nostra testa, appena un po’ spostata a sinistra (non confondiamola con una più stretta e pronunciata bocchetta che vediamo alla nostra destra). Riprendiamo a salire, spostandoci leggermente a destra; a quota 2200 metri circa intercettiamo la traccia di un largo sentiero che taglia decisamente a destra. Lo seguiamo solo per un tratto, passando sotto una formazione rocciosa, poi riprendiamo a salire verso sinistra, tagliando una breve fascia di massi di piccole dimensioni. Puntiamo, ora, decisamente all’imbocco del canalino che sale alla bocchetta, raggiungendo, con un po’ di fatica, le roccette di sinistra, dalle quali traversiamo, seguendo una traccia di sentiero, sul lato destro. Qui la traccia sale diritta alla bocchetta, quotata di circa 2400 metri; orendendo a destra, su china erbosa, in breve siamo alla cima del pizzo Mellasc' (m. 2465).

Se vogliamo scendere er la Val Vedrano procediamo per breve tratto, scendiamo per un canalino, passiamo a destra di un microlaghetto e procediamo verso destra (est), senza perdere quota, rimanendo, quindi, poco al di sotto del crinale, fino ad individuare una piccola roccia sul crinale con un segnavia bianco-rosso. Preso come riferimento un grande ometto molto più in basso, scendiamo aggiriamo un saltino prendendo a destra e tornando poi a sinistra ed approdiamo ad un primo pianoro (m. 2250), a monte di quello che ospita l’ometto. (non proseguiamo diritti, perché il pianoro è chiuso da un salto), fino a scorgere un nevaietto. Passiamo vicino al nevaietto e scendiamo al terrazzo più basso, sul cui limite c’è il grande ometto, posto lì probabilmente per segnalare un pericolo: il terrazzo, infatti, si affaccia su un salto. Scendiamo ancora verso destra. Ci affacciamo, così, ad un largo canalone di sfasciumi di piccole dimensioni e scendiamo seguendo la striscia erbosa alla sua sinistra, fino a scorgere una traccia di sentiero che piega a destra ed attraversa una prima fascia di massi. Seguiamola: oltre la prima fascia, piega a sinistra e scende diritta, accennando appena a qualche serpentina, fra massi, prima, rododendri, poi. La traccia si vede appena, ma con un po’ di attenzione non la perdiamo.

Alla fine della discesa siamo ad un ultimo ampio terrazzo, a quota 2010.Pieghiamo ancora a destra e di nuovo ci affacciamo al canalone di sfasciumi (lo stesso di prima, che ha piegato a sinistra); di nuovo scendiamo sul lato sinistro, trovando, a quota 1950, una traccia che attraversa il corpo di massi alla nostra destra e ci porta al centro del canalone, dove la discesa prosegue. È un tratto abbastanza faticoso, ma poco oltre gli ultimi massi distinguiamo la mulattiera della Val Vedrano, che seguiamo verso destra. Raggiunta la soglia dell'alta valle, scende con diversi tornanti. Al termine della discesa segue un tratto pianeggiante che ci porta al guado del ramo principale del torrente Vedrano. Il sentiero, dopo una salitella e qualche saliscendi, ci porta alla pista sterrata che sale da Levaggiolo, appena a valle delle baite del Grasso, Seguendola in discesa torniamo a Laveggiolo.