Cima Piazzotti

SINTESI

Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendiamo a destra, ed alla successiva ancora a destra; dopo il ponte che attraversa il fiume Bitto a Morbegno, imbocchiamo la Strada Provinciale n° 7 della Valgerola, saliamo a Gerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1450). Parcheggiamo qui, presso il piazzale degli impianti, e ci incamminiamo sulla pista che sale verso sud. Ad un bivio stiamo a destra. La pista termina proprio davanti al rifugio Salmurano (m. 1848). Dal rifugio Salmurano (m. 1848), seguendo un sentierino alle sue spalle, ci portiamo verso destra, cioè verso il centro della conca, poi leggermente verso sinistra (est) e saliamo al passo di Salmurano (m. 2017), per poi volgere a destra e seguire il sentiero che raggiunge il canalone dei Piazzotti ("canalìgn di piazzòc'") e lo risale serpeggiando fra roccette bagnate (attenzione; qualche semplice passo di arrampicata). Seguendo i segnavia risaliamo un ripido versante verso ovest, ad un bivio andiamo a destra (segnalazione per il rif. Benigni), saliamo verso nord e dopo pochi tornanti siamo all'altipiano dei Piazzotti, dove si trovano il rifugio Benigni (m. 2222) ed il lago dei Piazzotti. Guardando ad ovest vediamo la croce sulla cima dei Piazzotti occidentale (m. 2349): la raggiungiamo facilmente passando a sinistra del lago dei Piazzotti, salendo su sentierino (segnavia) e descrivendo un arco in senso orario (destra) che segue il facile crinale.


PUNTI DI PARTENZA E ARRIVO:
Pescegallo-Bocchetta di Salmurano-Rif. Benigni-Cima dei Piazzotti occ.

TEMPO NECESSARIO:
4 h 

DISLIVELLO IN ALTEZZA:

920 m 

DIFFICOLTA':
E


L'escursione...

L'itinerario proposto, nella forma di un elegante anello che ha come base Pescegallo e passa per il rifugio Benigni, rappresenta uno dei modi più suggestivi per incontrare le bellezze della Valgerola, effettuando anche una facile ascensione alla cima occidentale dei Piazzotti, a 2349 metri di quota.
Al villaggio di Pescegallo (m. 1450) giungiamo proseguendo sulla Strada Provinciale n° 7 della Valgerola, per altri 5,8 km oltre il bellissimo paesino di Gerola Alta. Alle spalle del punto di partenza degli impianti di risalita imbocchiamo una strada sterrata, chiusa al traffico, che sale nella valle di Pescegallo, cioè verso sud. Ad un bivio, proseguiamo sulla destra, lasciando sulla nostra sinistra la pista che si dirige al lago di Pescegallo. Saliamo ad oriente (sinistra) della formazione rocciosa dei Denti della Vecchia, o Rocca di Pescegallo, formazione costituita da cinque cime, la più elevata delle quali tocca i 2125 metri. Si tratta di un gruppo che ben riassume in sé le caratteristiche di queste montagne, costituite da un nucleo di gneiss con sovrapposizione di rocce sedimentarie costituite da conglomerati. Queste cime sono state paragonate a quelle più celebri delle Dolomiti, costituite, come sono, da un insieme quasi gotico di guglie e pinnacoli affilati.  

Dopo alcuni tornanti raggiungiamo l'alpe Salmurano, dove si trova il rifugio Salmurano, a 1848 metri. Il rifugio sorge proprio nei pressi del punto d'arrivo degli impianti di risalita: da qui si può dominare buona parte della Valgerola. Proseguiamo risalendo l'alpe, seguendo una traccia al centro o un sentierino che ne taglia il lato occidentale: in breve raggiungiamo, così, il passo di Salmurano, posto, a 2017 metri, sul lato sud-occidentale della conca terminale della valle di Pescegallo. Una Madonnina lo sorveglia, mentre sullo sfondo sono ben visibili le cime del gruppo Masino-Bregaglia. Sul lato opposto un comodo sentiero percorre verso ovest la conca terminale della valle Salmurano, che scende ad Ornica, in Valtorta. Il panorama sul versante orobico è, qui, piuttosto limitato: scorgiamo, sotto di noi, la Baita del Piano, a 1855 metri, mentre intuiamo, più che vedere, oltre la strozzatura dell'alta valle, lo scenario della valle Salmurano.
Il sentiero, dunque, prende a destra e, superato qualche piccolo passaggio leggermente esposto, punta ad un canalone detritico che è ben visibile già dal passo (canalone dei Piazzotti). Visto da qui, esso sembra inaccessibile, ma quando raggiungiamo il suo piede scopriamo che fra i grandi massi che lo occupano ci si può districare abbastanza semplicemente. Inizia, quindi, la salita, prestando attenzione ai segnavia ed alle rocce che possono essere bagnate. In cima al canalone, troviamo un piccolo pianoro ed un nuovo versante da risalire, prima di raggiungere l'ampia e splendida balconata che ospita il rifugio Benigni, a 2222 metri. D'estate troveremo, qui, diverse persone, molte delle quali salite dalla bergamasca, soprattutto da Ornica.

Dal rifugio, particolarmente felice è il colpo d'occhio sulle cime del gruppo Masino-Bregaglia, fra le quali si distingue, per la mole, il meraviglioso ed imponente monte Disgrazia. Presso il rifugio, troviamo, poi, il lago dei Piazzotti, a 2224 metri, adagiato in una conca di arenaria e circondato a sud da rocce levigate, che nascondono fra le loro pieghe altri microlaghetti, ad est dalle cime del Valletto (m. 2371) e di Ponteranica (m. 2372) ed infine ad ovest dalla costiera che separa il piccolo altipiano dalla val Pianella.

Se, dal lago, guardiamo verso sud-ovest, cioè leggermente a destra, individuiamo facilmente un'elevazione sormontata da una croce metallica: si tratta della cima occidentale dei Piazzotti (m. 2349), che possiamo guadagnare facilmente salendo a vista, oppure seguendo una traccia di sentiero che ne percorre il crinale di sinistra. La cima si affaccia sulla val Pianella, che si apre interamente al nostro sguardo, mostrando le sue due gemme, i laghi Zancone e Trona (quest'ultimo generato da uno sbarramento artificiale). Bellissimo è anche il colpo d'occhio sull'inconfondibile cima conica del pizzo di Trona (m. 2510). Se guardiamo con attenzione, potremo intravedere, proprio sotto il pizzo, la conca che ospita il lago Rotondo (m. 2256), di cui potremo anche vedere la superficie. Si tratta della più bella fra le perle che la Val Gerola cela nel suo seno.
Ma è a nord che si apre lo scenario più splendido. Si vede di qui l'intero gruppo del Masino e l'occhio esperto ne riconosce le cime più importanti.

In particolare, partendo da sinistra distinguiamo l'affilata cima del monte Spluga o Cima del Calvo (m. 2967), posto all'incontro di Valle di Spluga, Val Ligoncio e Valle dei Ratti. Mentre la testata della Valle dell'Oro resta nascosta, vediamo buona parte di quella della Val Porcellizzo, partendo proprio dal pizzo Porcellizzo (il pèz, m. 3075), seguito dal passo Porcellizzo (m. 2950), che congiunge la valle omonima all'alta Val Codera. Ecco, poi, le più celebri cime della Val Porcellizzo: la punta Torelli (m. 3137) e la punta S. Anna (m. 3171) precedono il celeberrimo pizzo Badile (badì, m. 3308), cui fa da vassallo la punta Sertori (m. 3195). Segue il secondo signore della valle, il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367). Chiudono la testata i puntuti pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221), il passo di Bondo (pas da bùnd, m. 3169), che dà sulla Val Bondasca, in territorio svizzero, ed il pizzo del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267). Procedendo verso est, ecco il pizzo del Ferro centrale (m. 3287), il torrione del Ferro (m. 3070) ed il pizzo del Ferro orientale (m. 3200), che costituiscono la testata della Valle del Ferro (laterale della Val di Mello) e sono chiamati nel dialetto di Val Masino "sciöme do fèr". Alla loro destra la poderosa cima di Zocca (m. 3175), sulla testata della valle omonima, seguita dalla punta Allievi (m. 3121), dalla cima di Castello (la più alta del gruppo del Masino, con i suoi 3392 metri), e dalla punta Rasica (rèsga, m. 3305). 
I tre poderosi pizzi Torrone (turùn, occidentale, m. 3351, centrale, m. 3290, ed orientale, m. 3333) chiudono la valle omonima, che precede l'ampia Val Cameraccio, sulla cui testata si pongono il monte Sissone (sisùn, m. 3330), la punta Baroni, o cima di Chiareggio settentrionale (m. 3203), le cime di Chiareggio centrale (m. 3107 e 3093), il passo di Mello (m. 2992), fra Val Cameraccio e Val Sissone, in Valmalenco, ed il monte Pioda (m. 3431), posto immediatamente a sinistra dell'imponente ed inconfondibile monte Disgrazia (m. 3678), che chiude la Valle di Preda Rossa. Le due cime, pur così vicine, sono geologicamente separate, in quanto appartengono a mondi diversi: dal grigio granito del monte Pioda si passa al rosseggiante serpentino del monte Disgrazia. A destra di questa cime si distinguono i due maggiori Corni Bruciati (punta settentrionale, m. 3097, e punta centrale, m. 3114). A destra del monte Disgrazia si cede la testata della Valmalenco, sulla quale si distinguono i pizzi Roseg, Scerscen Bernina, Argient, Zupò e Palù. Alla loro destra si vedono anche pizzo Scalino, punta Painale e vetta di Ron. 

Torniamo al rifugio per una via leggermente diversa, scendendo, cioè, il facile crinale settentrionale (in direzione approssimativa dei laghi Zancone e Trona), fino ad una vicina sella che si affaccia sulla Val Pianella (alla nostra sinistra). Prendiamo di qui a destra, scendendo fra pianette e facili roccette ad uno dei due laghetti dei Piazzotti superiori, quello più occidentale, dalla curiosa forma arrotondata. proseguendo verso est, ci affacciamo alla conca che ospita il laghetto orientale, più piccolo. Andiamo avanti diritti, salendo leggermente e raggiungendo una conca che un tempo ospitava una pozza: qui intercettiamo il sentiero usato nella salita, in corrispondenza di un grande ometto, e per questa via torniamo al rifugio. 

Una volta arrivati nuovamente al piccolo ma accogliente Rifugio Benigni, possiamo discendere verso valle tramite il percorso effettuato all'andata, oppure, scendere verso la Val Tronella, prendendo il sentiero che scende verso nord, precisamente alle spalle del rifugio, verso sinistra; da qui si scende per un canale simile a quello incontrato all'andata, in alcuni punti bagnato; il canale non presenta particolari difficoltà, ma bisogna comunque prestare attenzione in alcuni passaggi, dove si possono trovare rocce bagnate o particolari pendenze.
Al termine del canale, continuando a seguire i segnavia bianco-rossi, è possibile scorgere, in fondo alla vallata, la piccola sorgente di Tronella, un piccolo laghetto dotato di sbarramento artificiale. Una volta raggiunta la piccola diga, il nostro sentiero prosegue vicino il muro di contenimento, andando verso destra. Il percorso scende verso la Baita del Dossetto, presso la quale troviamo un bivio: prendiamo la direzione verso destra, la quale ridiscende, attraverso una zona boscosa, verso il piazzale di Pescegallo, dove abbiamo lasciato l'auto. A sinistra, il sentiero porta ai piedi del Pizzo di Mezzodì, per poi proseguire verso la diga di Trona ed il lago naturale Zancone.


Testi di Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it