Pizzo Trona

SINTESI

Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo aGerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1450). Parcheggiamo qui ed incamminiamoci sul sentiero che si trova ad ovest degli impianti di risalita (indicazioni per l'anello dei laghi). Il sentiero entra subito in una pineta, sale e raggiunge presso una baita isolata la deviazione a sinistra per la Val Tronella. La ignoriamo e proseguiamo uscendo dal bosco. Superato il torrente Tronella cominciamo a salire con ripidi tornanti un ampio dosso che costituisce il fianco orientale del Pizzo del Mezzodì, per poi prendere a destra e raggiungere, con un tratto pianeggiante verso nord-ovest il dosso panoramico con una pozza e la baita di quota 1835 (il Pich). Il sentiero prosegue volgendo a sinistra e salendo gradualmente verso l'imbocco della Val Pianella, in direzione sud-ovest. Ignorato il più largo sentiero che scende alla diga di Trona, stiamo su un sentierino di sinistra (cartello per la bocchetta di Val Pianella) che traversa a mezza costa sul fianco della Val Pianella, passando alto, a sinistra del lago Zancone e portandosi poi ad un ripiano al centro della valle. Giungiamo così, a circa 2000 metri, alla deviazione segnalata per il lago Rotondo e prendiamo a destra, salendo verso a sud-ovest ad un primo pianoro, posto a circa 2100 metri, con grandi blocchi. Un secondo tratto di ripida salita fra roccette e magri pascoli, verso ovest, ci porta al ripiano che ospita il lago Rotondo (m. 2256). Alla sua sinistra (per noi che lo raggiungiamo) prosegue la salita (occhio ai segnavia), non in direzione della prima bocchetta che vediamo in alto, ma più a sinistra, su un faticoso canalone detritico, verso sud-ovest (attenzione sempre ai segnavia). Superata una placca con elementare arrampicata siamo infine alla bocchetta Paradiso, appena a nord del panoramico pizzo omonimo, chiamata anche bocchetta degli Undici (m. 2450). Scendiamo ora sul versante opposto della Valle dell'Inferno, ripido ma non difficile, con una prima diagonale a destra ed una seconda a sinistra, raggiungendo la bocchetta dell'Inferno (m. 2306). Prendiamo poi a destra (nord-ovest) e cominciamo a discendere la valle. Il tracciato piega a sinistra e, superato un piccolo e grazioso specchio d'acqua, corre lungo il versante sinistro della valle. Sormontato un costone, scendiamo leggermente tagliandone il fianco, poi pieghiamo a destra e con più ripida discesa superiamo una valletta di sfasciumi. Piegando a sinistra, tagliamo quasi in piano un largo dosso e superiamo un vallone. Percorso l'ultimo tranquillo tratto in falsopiano, raggiungiamo la bocchetta del Varrone (m. 2126), dove troviamo, segnalata da cartelli, una deviazione a sinistra per il rifugio F.A.L.C. La ignoriamo, seguendo invece il sentiero segnalato che scende verso destra allo sbarramento del lago Inferno (m. 2085). Attraversato il camminamento da sinistra a destra, imbocchiamo, poi, il sentiero, segnalato, che scende deciso verso destra, in direzione del lago di Trona, passando, nel primo tratto, in un angusto corridoio roccioso e sul corpo di una grande frana, per intercettare, alla fine, un più tranquillo sentiero che, percorso verso destra, porta dalla diga di Trona. Oltrepassato il camminamento, affrontiamo un breve strappo, per sormontare un gradino roccioso, fino al comodo sentiero che, percorso verso sinistra, porta al terrazzo delPich. Da qui, sempre volgendo a destra, procediamo per un tratto in piano, poi pieghiamo a sinistra e con ripidi tornantini scendiamo all'ampio e ridente pianoro che si stende ai piedi della bassa val Tronella. Superato il torrente Tronella (prestiamo sempre attenzione ai segnavia) attraversiamo verso est uno splendido bosco di conifere usciti dal quale ci ritroviamo a Pescegallo.


PUNTI DI PARTENZA E ARRIVO:
Pescegallo-Val Tronella-Laghi di Trona e Zancone-Bocchetta di Val Pianella-Bocchetta dell'Inferno-Valle e lago dell'Inferno-Lago di Trona-Pescegallo

TEMPO NECESSARIO:
9.00 h

DISLIVELLO IN ALTEZZA:
1220 m

DIFFICOLTÀ:
EE


L'escursione...

Raggiungiamo dunque Gerola Alta (m. 1053), staccandoci dalla SS 38 dello Stelvio alla prima deviazione a destra in corrispondenza del semaforo di ingresso (per chi viene da Lecco) a Morbegno. Dopo 15 chilometri, siamo a Gerola, e proseguiamo per il Villaggio Pescegallo (m. 1454), dove termina l'ex-statale 405 della Val Gerola. Parcheggiata qui l'automobile, dirigiamoci verso l'edificio da cui parte la seggiovia per il rifugio Salmurano.
Alle spalle dell'edificio da cui parte la seggiovia, verso ovest, inizia un sentiero, segnalato con segnavia rosso-bianco-rossi (percorso 8), che punta in direzione nord-ovest, entrando ben presto in un bel bosco. Incontriamo presso una baita isolata, dopo una prima salita, la deviazione a sinistra, segnalata, per la Val Tronella, ma la ignoriamo proseguendo diritti.
Superato il torrente che scende da questa valle e cominciamo a salire un ampio dosso che costituisce il fianco orientale del Pizzo del Mezzodì (è il tratto più faticoso dell'escursione, perché la pendenza è severa), per poi raggiungere, con un tratto verso nord-ovest che procede quasi in piano e permette di tirare il fiato, il dosso panoramico con la baita di quota 1835, un'alpe panoramica ingentilita da un piccolo specchio d'acqua. Fermiamoci un attimo e guardiamo verso sud: sfilano davanti al nostro sguardo tutte le vette del gruppo del Masino, i pizzi Badile e Cengalo, i pizzi del Ferro, la cima di Zocca, la punta Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone, le cime di Chiareggio e, eminente per mole ed altezza, il monte Disgrazia.

Ora il sentiero cambia nettamente direzione, volgendo a sinistra: percorriamo, quindi, un lungo tratto sostanzialmente pianeggiante verso sud-ovest, fino ad incontrare, sulla sinistra, la deviazione a sinistra per il lago Zancone ("làch Sancùn") ed il lago Rotondo. Ci stacchiamo, quindi, dal sentiero principale, che scende al bacino artificiale utilizzato dall'ENEL (1805 m), e percorriamo il sentiero segnalato che si inoltra nella Val Pianella. Alla nostra destra vediamo la caratteristica cresta di San Stanislao e, più a destra ancora, l'inconfondibile ogiva del pizzo di Trona.
Il sentiero passa alto a sinistra dei laghi di Trona e Zancone. Quest'ultimo ci regala un angolo di profonda quiete e bellezza. Sostando sulle sue rive, potremo cercare se sia ancora vero quel che scrive la Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio edita nel 1884: "Nei laghetti di Gerola...guizza una trota di piccola forma e di una carne rosso-sanguigna, che è squisitissima". 

Può essere interessante leggere, a distanza di oltre un secolo, le note che sui laghi di Trona (allora naturale) e Zancone stese il dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo "G. Piazzi" di Sondrio, nell'operetta "I laghi alpini valtellinesi", edita a Padova nel 1894:
Questi due bei laghi sono posti a poca distanza fra loro nel ramodestro della Valle dell'Inferno, che si congiunge più sotto con quelladi Pescegallo, a formare la Val Ritto di Gerola. Sono separati da alcuni cocuzzoli di roccia in posto, formati di arenaria o conglomerati verdi, che si estendono, alternartisi fra loro, nelle sponde dei duo laghie di tutta la valletta che si apre fra il pizzo di Trona (2508 m.), che sorge a S. ed il pizzo Tronella (2514 m.) ad E. Nella Carta geologica della Lombardia del Prof. Taramelli i due laghi sono rappresentati nella generale formazione del gneis; ma più giustamente sono figurati dal Dott. Melzi nelle arenarie e conglomerali grossolani. I versanti che si staccano dai monti sopra accennati e che convergono fra loro a formare la valletta, che racchiude i laghi, sono assai scoscesi, ove balze e dirupi si succedono daivertici più elevati fin presso le acque, le quali occupano le cavità più inferiori della stretta spaccatura, che diede origine alla Valle. I due laghi sono dunque formati per dilacerazione prodotta nel sollevamento della catena orobica. Valgono pertanto qui le stesse osservazioni che feci a proposito dell'origine del lago Venina, poiché il Curioni li crede, come quello, ed il vicino lago dell'Inferno, formali in depressioni prodotte da movimento del suolo. 

Il primo di questi laghi, che s'incontra risalendo la Valle, è quello di Trona, detto anche delle Trote dal Curioni, nel luogo sopra citato, come riportano pure le carte dell'Istituto militare di Firenze; forse per l'abbondante pesca che di tali pesci si faceva mia volta in questo lago; nome che ora è affatto in disuso.
Esso ha forma ellittica, disposto colla maggior lunghezza nel senso della Valle. Le sue sponde sono ripide assai, onde la regione litorale presenta nella porzione più esterna ben poca quantità di limo o di feltro organico visibile, il quale è piuttosto copioso alla profondità di 5 e 6 metri a poca distanza dalla sponda, dove ho calato l'apposito bidon Forel, per farne conveniente pesca. È posto all'altitudine di 1563 m. e presenta la superficie di 30000 m. q. Le sue acque hanno una bella colorazione verde azzurrognola,rappresentata dal num. V della scala Forel. 
Lo visitai il giorno 8 Settembre 1892 ed alle ore 10 aut. trovai che la temperatura delle sue acque era di 8 gradi C. mentre l'esterna era di 12 gradi, essendo il cielo piovigginoso.
Ha per affluente l'emissario del lago Zancone, posto alquanto più sopra, verso S.E., e scarica le sue acque per una stretta gola che mette nel torrente della Valle dell'Inferno.

Questo lago era un tempo assai popolato di Trutta fario Lin. ma l'uso deplorevole della dinamite ne distrusse, alcuni anni or sono, una straordinaria quantità. I pochi individui sopravissuti si moltiplicarono rapidamente, sicché torna dì qualche profitto la pesca che vi fanno alcuni alpigiani di Gerola, nel mese di Maggio, aprendo nel ghiaccio ampi buchi pei quali lasciano calare le reti, essendo a quell'epoca, per la sua posizione topografica, tuttavia gelato. Sarebbe cosa più che mai utile pertanto il ripopolare anche questo lago dell'ottima trota, con artificiale immissione di avannotti, che vi prospererebbero certamente fino ad uguagliare, se non a superare, l'antica popolazione. Fu certamente cattivo consiglio quello di importarvi il Collus gobio Linn.. come si fece in parecchi laghi della Valtellina, il quale é necessario anzitutto di distruggere, poiché divora le uova della trota.
Il lago Zancone è posto alquanto più in alto del lago di Trona ed occupa l'ultima porzione della valletta sopra menzionata, chiusa a S.E. da nude e scoscese roccie che s'innalzano assai rapidamentesulle acque. Ha pur esso forma ellittica, che si dirige colla maggior lunghezza nel senso della Valle, alla quale pone termine verso S. E. Non ha vero affluente e le sue acque derivano dalla fusione delle nevi e dalla filtrazione attraverso gli abbondanti detriti che rivestono le scoscese pendici ed il piede dei monti circostanti.
Lo smagliante colore celeste-chiaro delle sue acque, paragonabile al num. II della scala Forel. produce assai gradito contrasto colla selvaggia nudità delle roccie che lo circondano. È posto all'altezza di 1778 m. sul mare, cioè 315 metri più alto del lago di Trona, ed ha una superficie di 24.000 m. q.
Feci le osservazioni termiche alle ore 2 pom. con cielo sempre piovoso ed osservai nelle acque una temperatura di 7 gradi e 30 C., mentre nell'aria erano 13 gradi C. In alcuni seni verso la punta N.O. rinvenni numerosi individui di Rana temporaria Lino, ed i girini si trovavano tuttavia nello stato di incipiente metamorfosi. Pare che in questo lago non viva la Trutta fario Línn., ma si potrebbe certo molto utilmente tentarvi una artificiale immissione di avannotti, trovandosi io condizioni non troppo differenti da quelle del lago di Trona. Il feltro organico infatti vi abbonda anche qui, ad una certa profondità, e dall'esame che ne feci risultò costituito di alghe non del tutto differenti da quello del lago di Trona; per la qual cosa ho creduto potere esporre insieme le Diatomee di questi due laghi."

Riprendiamo la salita sul sentiero della Val Pianella, fino al punto nel quale si incontra, ad una quota approssimativa di 2000 metri, la segnalata deviazione (a destra, per chi sale) per il lago Rotondo. Qui possiamo decidere di percorrerne una variante più breve dell'anello (di circa 5-6 ore, che sostanzialmente coincide con l'anello dei laghi della Val Gerola), soprattutto se soffriamo di vertigini e non vogliamo affrontare l'esposto tratto del sentiero dei Solivi.
In tal caso prendiamo a destra e cominciamo la salita al lago Rotondo, in direzione ovest, raggiungendo un primo pianoro, posto a circa 2100 metri. Il paesaggio qui è veramente lunare: alcuni grandi massi contribuiscono a rendere lo scenario più selvaggio, quasi si trattasse di un luogo mai toccato da piede d'uomo. Ci attende ora un secondo tratto di salita, non meno aspro del primo, per sormontare il ripido declivio erboso che ci separa dal terrazzo che ospita la gemma più preziosa che l'itinerario ci riserva, il misterioso e nascosto lago Rotondo (m. 2256), di cui non è ancora chiara la dinamica che ne conserva l'equilibrio, dato che non ha immissari visibili. Il lago è dominato dalla poderosa mole del Pizzo di Trona, e vale la pena di perdere un po' di tempo per percorrerne le rive e gustare la severa bellezza di questo luogo remoto ed affascinante.


Seguiamo ora la riva orientale del lago e, prestando molta attenzione ai segnavia, proseguiamo verso sud-sud-ovest, fruttando un canalone detritico. Il tracciato di salita è dettato dai segnavia, da seguire con attenzione. La salita, data la natura del terreno e la quota, è abbastanza faticosa.


Passiamo così a destra di un caratteristico torrione denominato Torre Maria o Torre del Lago (m. 2359). Alla fine ci infiliamo in uno scorbutico canalino e ci sono da sormontare, con qualche passo di facile arrampicata, anche alcune roccette (che possono risultare molto insidiose se sono bagnate o in presenza di neve), prima di raggiungere la sella erbosa della bocchetta. C'è un senso di soddisfazione, dopo tanti sforzi, come di liberazione, che sembra echeggiare nella stessa denominazione della bocchetta, che infatti è chiamata la bocchetta Paradiso, appena a nord del panoramico pizzo omonimo, chiamata anche bocchetta degli Undici (m. 2450). A voler essere precisi, siccome una bocchetta del medesimo nome si trova poco più a sud sulla medesima dorsale, dovremmo specificare "Bocchetta Paradiso nord". La bocchetta si affaccia sulle ombre dell'inquietante valle dell'Inferno, ma è un luogo aperto, luminoso e panoramico.

Sul versante opposto ci attende un più riposante, ma sempre piuttosto ripido, declivio erboso: seguiamo, dunque, scrupolosamente i segnavia, che ci guidano nella rapida discesa su sentierino sempre visibile che, con un ultimo tratto verso sinistra, ci porta alla ben visibile bocchetta dell'Inferno ("buchéta de la val l Inferen", m. 2306), per la quale passa il confine fra territorio della provincia di Sondrio e di Bergamo. 

Ecco, dunque, la valle dell'Inferno, denominazione dettata dal colore rossastro delle rocce (colore dovuto alla presenza del conglomerato assai duro e pregiato, denominato Verrucano lombardo), ma, forse, anche da un clima un po' sinistro, quasi che nell'aria aleggiasse una minaccia indefinita o l'inespressa sofferenza di anime segregate qui da un verdetto di dannazione eterna. Suggestione dei nomi! 


Sia come sia, incontriamo subito l'indicazione della via direttissima al Pizzo dei Tre Signori ("piz di tri ségnùr", m. 2554, chiamato così, dopo il 1512 - prima era chiamato pizzo Varrone - perché punto d'incontro dei confini delle signorie delle Tre Leghe in Valtellina, degli Spagnoli nel milanese e dei Veneziani nella bergamasca): infatti è proprio la poderosa mole del celebre colosso orobico a chiudere la valle a sud-ovest. Noi, invece, seguiamo il sentiero che comincia a discendere la valle, in direzione della grande diga dell'Enel (m. 2085). Prendiamo poi a destra (nord-ovest) e cominciamo a discendere la valle. Il tracciato piega a sinistra e, superato un piccolo e grazioso specchio d'acqua, corre lungo il versante sinistro della valle. Sormontato un costone, scendiamo leggermente tagliandone il fianco, poi pieghiamo a destra e con più ripida discesa superiamo una valletta di sfasciumi. Piegando a sinistra, tagliamo quasi in piano un largo dosso e superiamo un vallone. Percorso l'ultimo tranquillo tratto in falsopiano, raggiungiamo la bocchetta del Varrone (m. 2126), dove troviamo, segnalata da cartelli, una deviazione a sinistra per il rifugio F.A.L.C. La ignoriamo, seguendo invece il sentiero segnalato che scende verso destra allo sbarramento del lago Inferno.
Per illustrare meglio le caratteristiche di questo lago e dell'ambiente che lo ospita riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal già citato volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
"All'estremità occidentale il comprensorio di Trona si chiude, sotto le vette del Pizzo Tre Signori e del Pizzo Varrone, con una sorta di corridoio costituito dai due valloni d'Inferno. bergamasco e valtellinese, posti in continuità e separati da una alta bocchetta (Bocchetta d'Inferno, appunto). Nel vallone che scende verso la Val Gerola c'era un laghetto, ingrandito ora dall'intervento umano che ha eretto una diga in una gola più a valle. Il livello del lago si è alzato di 30-35 m, la superficie è ora molto più estesa, ma permane il colore cupo delle acque, che va dall'azzurro intenso al viola, a seconda delle ore e della luce. Un lago lungo, affiancato da scogliere dirupate, come confitto e incastrato tra il Pizzo Varrone e il Pizzo di Trona, ai piedi di una gradonata ciclopica che scende dal passo e dal Pizzo Tre Signori, che campeggia sullo sfondo."

Attraversato il camminamento da sinistra a destra, imbocchiamo, poi, il sentiero, segnalato, che scende deciso verso destra, in direzione del lago di Trona, passando, nel primo tratto, in un angusto corridoio roccioso e sul corpo di una grande frana, per intercettare, alla fine, un più tranquillo sentiero che proviene, da destra, proprio dalla diga di Trona. Seguendolo verso destra, raggiungiamo, infine, lo sbarramento della diga. Oltrepassato il camminamento, affrontiamo un breve strappo, per sormontare un gradino roccioso, fino al comodo sentiero che, percorso verso sinistra, porta al terrazzo erboso del Pich (si tratta dell'itinerario descritto per la versione breve dell'anello, che ora dobbiamo percorrere a rovescio). Se, però, abbiamo percorso la variante lunga dell'anello, manca ancora all'appello il lago Zancone, che dobbiamo, quindi, visitare, prima di chiuderlo: in tal caso, invece di prendere a sinistra, prendiamo a destra, imboccando la deviazione segnalata che si inoltra nella valle di Trona e raggiungendo, in breve, lo splendido specchio d'acqua, posto poco a monte del lago di Trona. Sostando sulle sue rive, potremo cercare se sia ancora vero quel che scrive la Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio edita nel 1884: "Nei laghetti di Gerola...guizza una trota di piccola forma e di una carne rosso-sanguigna, che è squisitissima".
Può essere interessante leggere, a distanza di oltre un secolo, le note che sui laghi di Trona (allora naturale) e Zancone stese il dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo "G. Piazzi" di Sondrio, nell'operetta "I laghi alpini valtellinesi", edita a Padova nel 1894:
Questi due bei laghi sono posti a poca distanza fra loro nel ramodestro della Valle dell'Inferno, che si congiunge più sotto con quelladi Pescegallo, a formare la Val Ritto di Gerola. Sono separati da alcuni cocuzzoli di roccia in posto, formati di arenaria o conglomerati verdi, che si estendono, alternartisi fra loro, nelle sponde dei duo laghie di tutta la valletta che si apre fra il pizzo di Trona (2508 m.), che sorge a S. ed il pizzo Tronella (2514 m.) ad E. NellaCarla geologica della Lombardia del Prof. Taramelli i due laghi sono rappresentati nella generale formazione del gneis; ma più giustamente sono figurati dal Dott. Melzi nelle arenarie e conglomerali grossolani. I versanti che si staccano dai monti sopra accennati e che convergono fra loro a formare la valletta, che racchiude i laghi, sono assai scoscesi, ove balze e dirupi si succedono daivertici più elevati fin presso le acque, le quali occupano le cavità più inferiori della stretta spaccatura, che diede origine alla Valle. I due laghi sono dunque formati per dilacerazione prodotta nel sollevamento della catena orobica. Valgono pertanto qui le stesse osservazioni che feci a proposito dell'origine del lago Venina, poiché il Curioni li crede, come quello, ed il vicino lago dell'Inferno, formali in depressioni prodotte da movimento del suolo.
Il primo di questi laghi, che s'incontra risalendo la Valle, è quello di Trona, detto anche delle Trote dal Curioni, nel luogo sopra citato, come riportano pure le carte dell'Istituto militare di Firenze; forse per l'abbondante pesca che di tali pesci si faceva mia volta in questo lago; nome che ora è affatto in disuso.
Esso ha forma ellittica, disposto colla maggior lunghezza nel senso della Valle. Le sue sponde sono ripide assai, onde la regione litorale presenta nella porzione più esterna ben poca quantità di limo o di feltro organico visibile, il quale è piuttosto copioso alla profondità di 5 e 6 metri a poca distanza dalla sponda, dove ho calato l'apposito bidon Forel, per farne conveniente pesca. È posto all'altitudine di 1563 m. e presenta la superficie di 30000 m. q. Le sue acque hanno una bella colorazione verde azzurrognola,rappresentata dal num. V della scala Forel.
Lo visitai il giorno 8 Settembre 1892 ed alle ore 10 aut. trovai che la temperatura delle sue acque era di 8 gradi C. mentre l'esterna era di 12 gradi, essendo il cielo piovigginoso.
Ha per affluente l'emissario del lago Zancone, posto alquanto più sopra, verso S.E., e scarica le sue acque per una stretta gola che mette nel torrente della Valle dell'Inferno.
Questo lago era un tempo assai popolato di Trutta fario Lin. ma l'uso deplorevole della dinamite ne distrusse, alcuni anni or sono, una straordinaria quantità. I pochi individui sopravissuti si moltiplicarono rapidamente, sicché torna dì qualche profitto la pesca che vi fanno alcuni alpigiani di Gerola, nel mese di Maggio, aprendo nel ghiaccio ampi buchi pei quali lasciano calare le reti, essendo a quell'epoca, per la sua posizione topografica, tuttavia gelato. Sarebbe cosa più che mai utile pertanto il ripopolare anche questo lago dell'ottima trota, con artificiale immissione di avannotti, che vi prospererebbero certamente fino ad uguagliare, se non a superare, l'antica popolazione. Fu certamente cattivo consiglio quello di importarvi il Collus gobio Linn.. come si fece in parecchi laghi della Valtellina, il quale é necessario anzitutto di distruggere, poiché divora le uova della trota.
Il lago Zancone è posto alquanto più in alto del lago di Trona ed occupa l'ultima porzione della valletta sopra menzionata, chiusa a S.E. da nude e scoscese roccie che s'innalzano assai rapidamentesulle acque. Ha pur esso forma ellittica, che si dirige colla maggior lunghezza nel senso della Valle, alla quale pone termine verso S. E. Non ha vero affluente e le sue acque derivano dalla fusione delle nevi e dalla filtrazione attraverso gli abbondanti detriti che rivestono le scoscese pendici ed il piede dei monti circostanti.
Lo smagliante colore celeste-chiaro delle sue acque, paragonabile al num. II della scala Forel. produce assai gradito contrasto colla selvaggia nudità delle roccie che lo circondano. È posto all'altezza di 1778 m. sul mare, cioè 315 metri più alto del lago di Trona, ed ha una superficie di 24.000 m. q.

Feci le osservazioni termiche alle ore 2 pom. con cielo sempre piovoso ed osservai nelle acque una temperatura di 7 gradi e 30 C., mentre nell'aria erano 13 gradi C. In alcuni seni verso la punta N.O. rinvenni numerosi individui di Rana temporaria Lino, ed i girini si trovavano tuttavia nello stato di incipiente metamorfosi. Pare che in questo lago non viva la Trutta fario Linn., ma si potrebbe certo molto utilmente tentarvi una artificiale immissione di avannotti, trovandosi io condizioni non troppo differenti da quelle del lago di Trona. Il feltro organico infatti vi abbonda anche qui, ad una certa profondità, e dall'esame che ne feci risultò costituito di alghe non del tutto differenti da quello del lago di Trona; per la qual cosa ho creduto potere esporre insieme le Diatomee di questi due laghi." 
Riprendiamo il cammino sulla larga mulattiera, che ci conduce al Pich, piccolo alpeggio estremamente panoramico, ingentilito da un piccolo specchio d'acqua. Da qui, proseguendo verso destra, procediamo per un tratto in piano, poi pieghiamo a sinistra e con ripidi tornantini scendiamo all'ampio e ridente pianoro che si stende ai piedi della bassa val Tronella. Superato il torrente Tronella (prestiamo sempre attenzione ai segnavia) attraversiamo verso est uno splendido bosco di conifere usciti dal quale ci ritroviamo a Pescegallo


Testi di Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it