Motta di Gerola

SINTESI

Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendiamo a destra, ed alla successiva ancora a destra; dopo il ponte che attraversa il fiume Bitto a Morbegno, imbocchiamo la Strada Provinciale n° 7 della Valgerola, saliamo a Gerola Alta, dove parcheggiamo. Ci portiamo sul lato opposto della valle sfruttando il ponte sul torrente Bitto all'altezza del centro del paese. Percorriamo alcuni passi verso valle (nord, sinistra) e, passato l'antico lavatoio del paese, troviamo la partenza di un sentiero, segnalato, sulla nostra destra. Iniziamo, così, a salire, all'ombra di un fresco bosco, accompagnati da alcuni segnavia rosso-bianco-rossi. Presso il rudere di una baita, il sentiero piega a destra, poi di nuovo a sinistra, e prosegue, in direzione nord, nella salita lungo il fianco nord-occidentale del lungo dosso che domina, ad oriente, Gerola. A quota 1357 usciamo dal bosco, nella parte bassa dei prati del Bominallo. Proseguiamo ora salendo su traccia incerta, seguendo il centro del dosso. Ad una radura troviamo una pozza. Dopo la successiva radura della località del Piaz, a 1703 metri (baita), la salita si accentua. Nell'ultima parte della salita, verso sud-est, il sentiero ha una vera e propria impennata, e punta direttamente alla cima arrotondata del dosso, sormontata da una grande croce di legno, già ben visibile. Passando a sinistra di alcune barriere paravalanghe, lasciamo alle nostre spalle il bosco e la fascia di bassa vegetazione, per approdare all'arrotondata ed erbosa cima del monte Motta (m. 1971).


PUNTI DI PARTENZA E ARRIVO:

Gerola-Bominallo-Monte Motta

TEMPO NECESSARIO:
3 h

DISLIVELLO IN ALTEZZA:
920 m

DIFFICOLTÀ:
E


L'escursione...

Per dominare con uno sguardo panoramico la Val Gerola, possiamo effettuare una semplice escursione che ha come base Gerola Alta, il centro principale della celebre Valle del Bitto, e come meta il monte Motta (Piàa del Mot), che, con i suoi 1971 metri, rappresenta la prima elevazione del lungo crinale che separa la valle di Bomino, ad est (il più orientale dei rami nei quali si divide l'alta Val Gerola), dalla valle di Pescegallo, ad ovest.
La salita può essere prolungata percorrendo per intero il crinale della splendida dorsale che separa la Valle di Bomino ad est, dalla Valle di Pescegallo ad ovest, con ritorno per la via del fondovalle a Gerola.
Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendiamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo il ponte che attraversa il fiume Bitto a Morbegno, imbocchiamo la provinciale della Val Gerola. Attraversati i centri di Rasura e Pedesina, si raggiunge Gerola Alta (1050 m), a 15 km da Morbegno.
Parcheggiata l'automobile, portiamoci al ponte sul torrente Bitto, leggermente a valle rispetto alla bella chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo. Attraversato il ponte e raggiunte le case sul lato orientale del torrente, percorriamo alcuni passi verso valle (nord, sinistra) e, passato l'Antico Lavatoio, troviamo la partenza di un sentiero, segnalato, sulla nostra destra. Iniziamo, così, a salire, all'ombra di un fresco bosco, accompagnati da alcuni segnavia rosso-bianco-rossi.
Presso il rudere di una baita, il sentiero piega a destra, poi di nuovo a sinistra, e prosegue, in direzione nord, nella salita lungo il fianco nord-occidentale del lungo dosso che domina, ad oriente, Gerola. A quota 1357 usciamo dal bosco, nella parte bassa dei prati del Bominallo ("buminàl"). Qui troviamo un cartello giallo della Comunità Montana di Morbegno, che segnala, per chi scende, il bivio dei sentieri per Gerola (quello che noi abbiamo percorso salendo) e per Nasoncio e Valle (frazioni di Gerola, a nord rispetto al centro).
I prati del Bominallo ("buminàl") propongono una serie di baite, un dipinto della Madonna con Bambino ed alcuni punti panoramici, con scorci di indubbia bellezza sulla valle della Pietra ("val de la Préda", il ramo più occidentale dell'alta Val Gerola), sul versante occidentale della Val Gerola e, verso nord, sulla Costiera dei Cech e su molte delle più importanti cime del gruppo Masino-Bregaglia (si distinguono, da sinistra, i pizzi delFerro (sciöma dò fèr), la cima di Zocca, la cima di Castello, la punta Rasica ed i pizzi Torrone).
Il sentiero propone ora una traccia più incerta e discontinua. Seguendo, però, il filo del dosso non si può sbagliare. Nella salita attraversiamo una fascia di boschi di larici di grande bellezza. In una seconda radura troviamo anche una bella pozza. Alcuni cartelli, posti in una terza radura, raccontano la storia di questa ed altre pozze. Si tratta di un lavoro dei bambini della scuola elementare di Rasura.
Le pozze si sono originate, così ci dicono, dall'azione erosiva dei ghiacciai, laddove questi hanno scavato delle conce nella roccia, che hanno, poi, permesso la raccolta dell'acqua, impedendo che filtrasse nel terreno o defluisse verso valle. Esse furono sempre assai preziose come fonte alla quale abbeverare il bestiame. Poi, complice anche l'abbandono dei pascoli, cominciarono ad interrarsi, ed il delicato ecosistema ad esse legato ne risultò compromesso. Recenti lavori di pulizia le hanno, però, recuperate, riportandole alla vita ed alla grazia antica.
Superata la baita di quest'ultima radura (la località del Piaz, a 1703 metri), affrontiamo la parte più impegnativa della salita, perché la pendenza comincia a farsi più severa. Nell'ultima parte della salita il sentiero ha una vera e propria impennata, e punta direttamente alla cima arrotondata del dosso, sormontata da una croce di legno, che è già visibile. Passando a sinistra di alcune barriere paravalanghe, lasciamo, alla fine, alle spalle il bosco e la fascia di bassa vegetazione, per approdare all'arrotondata ed erbosa cima del monte Motta (m. 1971). Abbiamo superato 920 metri di dislivello in altezza, in tre ore circa di cammino.
Il panorama dalla cima è veramente ampio: ad ovest lo sguardo raggiunge le Alpi Lepontine, mentre a nord ovest domina la costiera dei Cech. A nord si può ammirare, a destra della cima del Desenigo (m. 2845), la massima elevazione della Costiera dei Cech, buona parte della testata della Val Masino: si scorgono, da sinistra, i pizzi Badile (m. 3308) e Cengalo (m. 3367), sono ben visibili i pizzi del Ferro (sciöma dò fèr, occidentale, o cima della Bondasca, m. 3289, centrale m. 3232, orientale m. 3199), le cime di Zocca (m. 3175) e di Castello (la massima elevazione del gruppo del Masino, con i suoi 3386 metri), la punta Rasica (m. 3305), i pizzi Torrone (occidentale m. 3349, centrale m. 3290, orientale m. 3333) ed il monte Sissone (m. 3331). Chiude la testata l'imponente monte Disgrazia (m. 3678).
Alla sua destra si scorgono, lontane, alcune delle più famose cime della testata della Valmalenco, vale a dire, da sinistra, il pizzo Bernina (m. 4046), la Cresta Güzza (m. 3869), i pizzi Argient (m. 3945), Zupò (m. 3995) e Palù (m. 3906). Ancor più lontane, si intuiscono le cime della Val Grosina occidentale.
Ad est si propone, in primo piano, il versante orientale della Val Bomino, che separa la Valle del Bitto di Gerola da quella di Albaredo: si tratta del lungo crinale che dal pizzo Berro (termine che deriva da "bel-ver", belvedere, oppure da "berr", montone), sopra Bema, sale fino al pizzo di Val Carnera (m. 2216) ed al monte Verrobbio (m. 2139).
Alle spalle del crinale, sempre verso est, si distinguono, sul versante orientale della Valle del Bitto di Albaredo, tre cime: il monte Lago (m. 2353), il monte Pedena (m. 2399) ed Azzarini (m. 2431). Fra questi ultimi due monti si trova l'ampia e facilmente riconoscibile sella del passo di Pedena (m. 2234), che unisce la val Budria (dal termine bergamasco "büder", che significa "vaso fatto di scorza di abete) alla valle del Bitto di Albaredo: si tratta dell'unica porta fra quest'ultima valle e la Val Tartano. L'elegante triade di cime nasconde, però, il più ampio panorama delle Orobie centro-orientali.
Proseguiamo, quindi, nel giro di orizzonte in senso orario, puntando con lo sguardo a sud-est: riconosceremo facilmente, anche per la presenza dei tralicci che lo valicano, il più famoso passo di san Marco (m. 1992), che congiunge la Valle del Bitto di Albaredo alla Val Brembana, sul versante orobico bergamasco. Verso sud-sud-est si stende davanti ai nostri occhi il crinale che dal monte Motta sale fino alla cima del Larice (m. 2045), e che separa la val Bomino dalla conca che ospita il lago di Pescegallo. 
Alla sua destra si può ammirare la testata della valle di Pescegallo, sulla quale è riconoscibile, da sinistra, il monte Ponteranica (m. 2378), alla cui destra si trova il caratteristico spuntone roccioso denominato monte Valletto (m. 2371). Proseguendo verso destra, in primo piano si propongono l'ampia conca di Salmurano e, alla sua destra, splendidamente aperta, quella della val Tronella, sulla cui testata si distinguono, da sinistra, le frastagliate guglie dei Denti della Vecchia (m. 2125), il caratteristico uncino del torrione della Mezzaluna (m. 2373) ed il pizzo di Tronella (m. 2311). Alle sue spalle si intravede una sezione della testata della valle della Pietra, dominata dal più massiccio pizzo di Trona ("piz di vèspui", m. 2510), alla cui destra si vede la bocchetta omonima (m. 2092), importante porta fra alta Val Gerola ed alta Val Varrone; alle spalle della bocchetta si scorge il pizzo Varrone (m. 2325), con il caratteristico Dente. Rimane, invece, quasi interamente nascosto proprio dietro il pizzo di Trona il più famoso pizzo dei Tre Signori (m. 2554).
Verso ovest, infine, si vedono le cime del versante occidentale della val Gerola, vale a dire, da sinistra, il pizzo Mellasc (m. 2465), il Piazzo (m. 2269), il monte Colombana (m. 2385) ed il monte Rotondo (m. 2496), fra i quali si apre la bocchetta di Stavello ("buchéta de Stavèl", m. 2210), il monte Rosetta (m. 2360), il monte Combana (m. 2327), il pizzo Olano (m. 2267), il pizzo dei Galli (m. 2217) e la cima della Rosetta (m. 2142).
Il ritorno a Gerola può avvenire sfruttando il medesimo itinerario di salita (ed in tal caso si presti attenzione, nella parte bassa dei prati del Bominallo ("buminàl"), alla partenza del sentiero, segnalata sulla sinistra, che riconduce a Gerola), oppure, con un itinerario molto più lungo, percorrendo il crinale che separa le valli Bomino e di Pescegallo (su un tracciato segnalato dai segnavia rosso-bianco-rossi), toccando le quote 2004, 1998 e 2043, passando per la cima del Larice (m. 2045), prima di iniziare la discesa, per balze esposte che richiedono attenzione, alla conce che ospita il lago di Pescegallo (m. 1865). Vediamo questa seconda possibilità.


Testi di Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it