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La valanga del 1836
Memoria scritta dal parroco di Gerola don Antonio Brunati sul registro dei morti dell'archivio parrocchiale (A 22).
"Nel febbraio di questo anno 1836 fu così tanta la neve che cadde in pochi giorni, che dovunque minacciava di formarsi in vallanghe, di piombare addosso a quasi tutti i colondelli (frazioni) e di atterrarli. Nè vano fu questo timore perché così, purtroppo sgraziatamente avvenne alla infelice frazione delle Case di Sopra. Nel 29 dello stesso mese, due ore incirca prima che si facesse dì, una terribile valanga di neve, staccatasi dal vicino monte detto Mezzul e nel luogo dove dicesi alla Spianata... venne sempre più ingrossandosi con tale impeto e forza a piombare sopra di questo infelice colondello, che lo atterrò tutto, strascinando gran parte delle rovine con dieci persone nel sottoposto fiume Bitto...
Nè qui stette tutto il danno, perché, allargatasi questa vallanga in cima dei prati che stanno al di sopra di questa frazione fino al di qua ove dicesi alla Teggia, vi atterrò precipitando pei sottoposti canali nel fiume Bitto più di una ventina di stalle coi loro rispettivi fienili, ed una gran quantità di bestiame...
Tutti quegli individui che furono tratti dal di sotto delle rovine che rimasero del sito, che furono in numero di quarantotto, furono sepolti nella chiesa delle Case di Sopra. Tutti gli altri che si trovarono nel fiume Bitto, come quelli delle Roie furono sepolti nel cimitero di Gerola.
Due affreschi realizzati nella chiesa di S. Giovanni alla Case di Sopra ricordano il tragico evento. Il primo rappresenta la scena che deve essere apparsa ai primi soccorritori. Sulla parete di fronte è dipinto l'elenco delle 66 vittime, raggruppate per famiglie.
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